• Daniela De Girolamo

Intervista al Maestro Vito Cannillo


Questa intervista è stata per me il realizzarsi di un desiderio. Chi mi conosce sa che da sempre sono un’appassionata di arti marziali in particolare di quelle cinesi, da anni seguo sui social un Maestro dalle grandissime capacità con lo stesso entusiasmo di come i bambini seguono i super eroi!

La sua gentilezza e umiltà sono paragonabili alle sue capacità nel Wushu a dimostrazione che questo tipo di cammino non si limita ad una crescita puramente atletica ma comprende anche una crescita personale, con grande piacere vi presento il Maestro Vito Cannillo.


1) Maestro Cannillo lei è un praticante di “Kung fu” sin dalla giovane età, a quanti anni consiglia di approcciare alle arti marziali cinesi, c’è un limite di età oppure servono delle particolari abilità psicofisiche?


Iniziare precocemente la pratica di un’AM, o di uno sport in generale, comporta indubbiamente numerosi vantaggi, soprattutto per coloro che hanno il desiderio di cimentarsi nell’attività agonistica. Chi ha la fortuna di iniziare da bambino avrà, grazie alla maggiore elasticità muscolo-tendinea e mentale, meno difficoltà rispetto ad un adulto ad acquisire i complessi insegnamenti che una scuola di AM prevede.


Detto questo però non esiste alcun vero limite di età oltre il quale sia sconsigliato approcciare le AM oppure oltre il quale non si possano più ottenere i numerosi benefici che queste comportano. Ad esempio, un mio ex allievo, un operaio edile che passava ore utilizzando un martello pneumatico, quindi con una muscolatura molto rigida a causa del suo lavoro, cominciò a praticare a 35 anni. Grazie alla sua passione, dedizione e con qualche piccola sofferenza, arrivò in pochi anni a migliorare il suo grado di stretching delle gambe, fino ad eseguire la spaccata sagittale completa, che gli consentiva di tirare calci alti ed in volo che difficilmente avrebbe creduto di poter eseguire.


Un altro esempio, ancora più sorprendente, viene dal corso di ginnastiche mediche cinesi per anziani tenuto dal Maestro Stanislao Falanga da molti anni. È un vero spettacolo vedere cosa sono capaci di fare quei simpatici ultrasettantenni e, in alcuni casi ultraottantenni, in termini di equilibrio, elasticità e forza. In sintesi: si può iniziare davvero a qualunque età e l’unico prerequisito necessario è la forza di volontà.


2) Quale o quali sono i suoi Maestri e quali stili studia insieme a loro?


Ho il grande onore di essere allievo di due Maestri che hanno segnato la storia delle AM in Italia: Stanislao Falanga e Carmela Filosa. Proverò a descrivere qualche caratteristica del loro metodo, “filologico” e “comparatistico”, con il quale hanno fatto conoscere in occidente stili come il Wuxing Tongbeiquan, QixingTanglanquan ed il Chen Taijiquan della Piccola Struttura (“Xiao Jia”).

La loro ricerca sul campo parte da una lunga ed ininterrotta (fino alla pandemia del Covid) serie di viaggi in Cina, dove permangono di solito 2 o 3 mesi all’anno, seguendo a ritroso nel tempo, e nei luoghi dove si sono sviluppati, i vari lignaggi degli stili che studiano preservandoli dall’oblio cui in alcuni casi sarebbero destinati. A me sembrano quasi cercatori di tesori che, grazie al bagaglio di conoscenze accumulate in oltre trent’anni e alla conoscenza della lingua cinese – la Maestra Filosa è anche un’esperta sinologa - riescono spesso a dar conto delle evoluzioni (a volte migliorative, ma più spesso peggiorative) che intercorrono nella trasmissione degli stili generazione dopo generazione.

Il loro lavoro di ricerca riguarda anche i Quanpu (i libri redatti di solito dal fondatore di uno stile che riportano la teoria, i principi, gli schemi dei Taolu etc.) e la traduzione in Italiano di importanti testi, tra cui non possiamo non menzionare la recente pubblicazione del volume del Maestro Guan Tieyun sulla relazione tra Tongbeiquan e salute o il lavoro di traduzione della Maestra Filosa del testo di Chen Xin sui principi del Taijiquan. In alcuni casi, come accennavo precedentemente, quest’opera minuziosa di “scavo archeologico”, li ha portati ad individuare veri e propri errori di trascrizione che si trasformano negli anni in alterazioni macroscopiche della tecnica.

Un caso eclatante di questo tipo che posso testimoniare direttamente riguarda la ricerca nel Tanglang quan del Maestro Fulvio Falanga (figlio e degno erede del Maestro Stanislao), che insieme alla Maestra Filosa ha individuato uno di questi “errori di trasmissione”: la tecnica di Mantide Religiosa che tutti i praticanti italiani (e talvolta anche cinesi) conoscono come “Gan Ma San Chui” (“Sul Cavallo sferrare 3 pugni”) risulta essere in realtà, come riportato nei Quanpu più antichi, “Gai Ma San Chui” (che significa “Chiudere il cavallo e sferrare 3 pugni”). Questa piccola differenza, dovuta probabilmente alla trascrizione successiva di insegnamenti orali, potrebbe sembrare non particolarmente significativa, ma il cambio nel nome della tecnica diffusa da alcuni famosi lignaggi comporta purtroppo una variazione sostanziale ed un impoverimento della tecnica in sé e delle sue possibili applicazioni.

Un altro aspetto importante emerso dalle ricerche dei miei Maestri è il sistema di trasmissione tradizionale per cui gli stili, paradossalmente, quanto più si diffondono tra tanti allievi nei vari passaggi generazionali, tanto più si impoveriscono o si trasformano. Nelle scuole tradizionali infatti il Maestro trasferisce la sua conoscenza non in maniera uniforme, ma secondo quantità e profondità progressive, che dipendono dal livello di fiducia che ripone negli allievi in modo che, dopo una vita intera, il grosso delle conoscenze del Maestro sarà passato ad un gruppo molto ristretto di discepoli (Da Tudi), e tra questi solo uno, il “trasmettitore”, riceverà la conoscenza dell’intero sistema insieme ai fondamentali Quanpu. Quindi un solo “trasmettitore” per ogni generazione, è proprio questa la dinamica alla base della frammentazione e diversificazione dello stile nel cespuglio dei suoi rami paralleli.

Per questi ed altri meriti i miei Maestri sono molto noti anche in Cina dove spesso ricevono l’onore (e onere) di entrare a far parte della famiglia marziale di quei grandi Maestri che riconoscono la loro opera di conservazione e diffusione culturale a livello internazionale.

3) Lo studio serio di una arte marziale è impegnativo e dura tutta una vita, per studiare più di uno stile ed ottenere dei risultati apprezzabili quanta determinazione e tempo servono?


Un proverbio cinese spiega bene l’importanza di “tempo” e “dedizione” per le AM:

<<Se non ti alleni per un giorno te ne accorgerai solo tu, se non ti alleni per 2 giorni se ne accorgerà il tuo Maestro, se non ti alleni per 3 giorni se ne accorgeranno tutti>>.

Da ciò possiamo capire che per i cinesi l’allenamento deve essere quotidiano e costante, mentre gli occidentali di solito, all’inizio della pratica, pensano di poter studiare un’arte marziale andando due o tre volte a settimana in palestra e magari staccando per un paio di mesi quando la palestra chiude in estate... Purtroppo questo sistema funziona molto poco!

Studiare più di uno stile aggrava di sicuro la richiesta di tempo e dedizione, ma c’è anche da dire che, superato un certo grado di comprensione, lo studio di uno stile aiuta e favorisce lo studio degli altri, in fondo infatti, al di là delle differenze nelle manifestazioni esterne, i principi su cui si fondano tutti gli stili cinesi sono sostanzialmente gli stessi.

È come se volessimo raggiungere la vetta di una montagna che rappresenta il raggiungimento del Gongfu: si può partire da punti molto distanti tra loro, cioè da stili molto diversi apparentemente all’inizio della pratica, ma, man mano che si ascende, il numero delle strade si riduce sempre più fino all’ultimo unico sentiero che porta alla vetta. Questo spiega il perché praticanti molto esperti di stili diversi, confrontandosi tra loro, vedono l’uno nell’altro molte affinità tecniche.


4) Si dice che le arti marziali come vengono praticate in Italia servano unicamente ad allenare i Taolu “forme dai movimenti concatenati”. Lei pensa che questo sia vero oppure si riesce anche ad apprendere un modo pratico di difesa realmente applicabile?


Lo studio dei Taolu è sicuramente una parte fondamentale dell’allenamento, guai però a farla diventare l’unica, e talvolta purtroppo nelle scuole occidentali accade proprio questo, a volte per motivi di marketing, altre per le scarse conoscenze del caposcuola. L’allenamento di una scuola tradizionale deve invece contemplare, oltre ai taolu, il lavoro approfondito sulle singole tecniche eseguite da fermi ed in passeggiata, il lavoro sui principi, sulle applicazioni di questi nelle tecniche di combattimento, deve avere metodi e tecniche per rinforzare il corpo, delle ginnastiche mediche cinesi per salvaguardarlo e mantenerlo in salute, e non può mancare ovviamente lo studio della teoria dello stile.

Le realtà italiane in cui è possibile seguire un corso così strutturato stanno sicuramente aumentando in questi anni, ma il paradosso è che quando si è alle prime armi, non si hanno ancora gli strumenti per capire la qualità dei corsi che ci si appresta a seguire, perciò è necessaria anche una piccola dose di fortuna.


5) Spesso per intendere le arti marziali cinesi si parla di Kung Fu, pensa che questo termine sia appropriato?


In realtà si tratta di un vecchio equivoco che ormai è entrato nell’uso comune. Il significato della parola “Gongfu/kung fu” è molto più ampio del campo delle AM in cui viene di solito confinato, e ha a che fare con la “grande abilità e maestria in una qualunque attività cui si perviene con lungo e duro lavoro”. Dunque anche un musicista, uno scultore, un pizzaiolo etc. possono avere Gongfu nei loro rispettivi campi di attività.


In Cina si usa piuttosto il termine “Wushu” (letteralmente “arte della guerra”) per riferirsi alle AM, e potremmo dire che i praticanti di queste hanno tanto più “Gongfu” quanto più riescono a sviluppare le loro abilità. In sintesi: mentre il wushu è qualcosa che si pratica, il Gongfu è invece qualcosa che si possiede o non si possiede.


Il Maestro Guan Tieyun in un seminario di qualche anno fa esemplificò con un’immagine perfetta i concetti di “duro lavoro” e “tempo” che sottendono la parola “Gongfu”: <<Immaginate di dover risalire un fiume controcorrente con una barca a remi, ebbene dovrete remare molto e tutte le volte che smetterete di farlo la corrente vi riporterà più a valle e toccherà ricominciare, ecco il Gongfu si trova alla sorgente di quel fiume>>.


Continua nel prossimo articolo…


Per info e contatti del M. Cannillo

www.tongyuan.it

www.icxj.it

www.youtube.com/c/tongyuanwushu

https://www.facebook.com/search/top?q=Tong%20Yuan%20Wushu%20Lombardia


N.B. Le indicazioni contenute in questo articolo non si sostituiscono alla pratica medica alla quale è rimandata la salute e la cura della persona.

Daniela De Girolamo è un insegnate di Qi Gong, Taiji Quan, Meditazione e Medicina Cinese.

E' Presidente dell' A.S.D Meihua il vento sopra il lago che si occupa dell’insegnamento e della diffusione delle discipline orientali.

Scrittrice del libro "Pillole di Lunga Vita guida introduttiva al Qi Gong e al Taiji Quan".

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