• Daniela De Girolamo

Intervista al Maestro Vito Cannillo - seconda parte



1) È corretto creare una divisione tra stili interni e stili esterni?


La classificazione tra stili esterni e interni è molto più recente rispetto ai tempi in cui andavano strutturandosi gli stili più famosi come Taijiquan, Baguaquan, Tongbeiquan e tanti altri. Può essere ancora utile per i principianti che hanno così la possibilità di individuare rapidamente le caratteristiche più evidenti delle varie scuole, ma via via che aumenta la conoscenza di uno stile, via via che si sale sulla montagna della metafora precedente, la distinzione esterno/interno perde sempre più di significato fino a scomparire del tutto non appena si sarà realizzato che non può esistere il duro senza il morbido e viceversa, il lento senza il veloce e viceversa, il calmo senza l’irruento, e viceversa e così via.


2) Che differenza c’è nel Wushu tra gli stili tradizionali ed il moderno?


Il wushu moderno potremmo dire che oggi è solo un simulacro di quello tradizionale, nel senso che il suo processo di rapidissima evoluzione degli ultimi 30 anni ha fatto sì che questi due mondi si allontanassero sempre più, soprattutto per quanto riguarda le loro finalità.

Gli stili moderni nascono con l’apposito intento di permettere ai praticanti di misurarsi in competizioni con regolamenti standardizzati; nel giro di pochi decenni l’aspetto sportivo/atletico/coreografico è diventato sempre più prevalente su quello tecnico/marziale. Oggi gli atleti di wushu moderno sono sportivi eccezionali con capacità atletiche che si avvicinano sempre più a quelle della ginnastica artistica; i lunghi, incessanti e duri allenamenti sono finalizzati ad ottenere il massimo risultato in una rappresentazione coreografica che dura in media 1 minuto e trenta, anni di allenamento per una performance di 90 secondi! Questi ritmi possono essere tenuti ad alto livello fino a circa 30 anni dopodiché comincia una rapida discesa del livello delle prestazioni.

Basterebbe questo a capire il contrasto con quanto dicevamo precedentemente sulle AM tradizionali, che invece prevedono una lunga e continua sedimentazione che dura tutta una vita, fino anche alla terza età, e contribuiscono al benessere psico-fisico. D’altra parte bisogna sottolineare che chi ha un background di anni di stili moderni alle spalle, ha una marcia in più per affrontare il lavoro degli stili tradizionali e qualunque altra attività sportiva e marziale.


3) Lei è stato in Cina in diversi viaggi studio, come sono state queste esperienze? Pensa sia possibile permanere uno o due mesi in Cina e tornare dei Maestri di Arti Marziali come spesso si sente dire?


Ogni viaggio in Cina è un’esperienza meravigliosa che porto nel cuore in maniera indelebile, tutti gli appassionati di arti marziali dovrebbero farlo almeno una volta nella vita, ma immaginare di tornare “Maestri” dopo un viaggio in Cina è francamente un nonsenso proprio alla luce di quanto abbiamo detto precedentemente su tempo e perseveranza. Poi bisogna pure dire che un mese o due spesi in Cina per allenarsi sono estremamente più proficui per un esperto che sa dove e come muoversi e, soprattutto, per chi è in grado di rendersi conto del livello di conoscenza che possiedono i Maestri a cui ci si rivolge (ammesso che questi accettino di impartire insegnamenti).


4) Come si inquadra il lavoro di Qigong all’interno delle Arti Marziali cinesi?


Tutti gli aspetti della cultura cinese sono strettamente legati tra loro, si può dire che “tutto è in tutto” per sintetizzare questa interrelazione: dalla medicina tradizionale alle arti marziali, dalla poesia alla filosofia, fino alle strategie per condurre una guerra. Tutto poggia su un gruppo invariante e relativamente ristretto di principi universali: la filosofia del Taiji o della “Polarità suprema” (incessante mutazione reciproca e complementarità delle due polarità opposte Yin e Yang in tutti gli aspetti della natura), la teoria dei “5 movimenti” (più nota in occidente come “teoria dei 5 elementi”), la teoria degli “otto trigrammi” (Bagua) e così via.

In questa sorprendente omogeneità teorica esiste un intreccio particolarmente stretto tra medicina tradizionale, arti marziali e Qigong che forma una vera e propria “ghirlanda brillante”. Le arti marziali infatti sviluppano in particolare tre aspetti in particolare dell’essere umano: il primo, che potremmo definire “materiale” è il miglioramento delle capacità di autodifesa, il secondo è il miglioramento delle proprie condizioni di salute grazie all’esercizio e all’irrobustimento del corpo e al miglioramento dell’equilibrio psico-fisico. Questi due fattori portano nel tempo ad un terzo e più generale miglioramento della personalità e della consapevolezza di sé e del proprio ruolo come parte dell’universo. Ora, se guardiamo gli stadi attraverso cui passa il lavoro del Qigong, che di fatto è una ginnastica che affonda i sui principi nella medicina tradizionale, ci accorgiamo che sono speculari a quelli appena descritti per le AM.

Infatti il Qigong lavora in maniera progressiva sui tre aspetti di Tiao Shen (regolazione del corpo e della struttura), Tiao Xi (regolazione del respiro/soffio o “energia”) e Tiao Xin (regolazione dello spirito/mente).


5) Con la pandemia da Covid 19 vediamo le palestre chiuse ormai da un anno; nell’immaginario collettivo in Cina ci si allena la mattina presto nei parchi, come sono strutturati gli allenamenti nella realtà e si sono sempre tenuti in questo modo?


Una delle cose più belle viste in Cina nei miei viaggi insieme ai miei Maestri è proprio l’eccezionale frequentazione dei parchi pubblici da parte dei cinesi la mattina molto presto (dalle 6 o anche prima). Fare una passeggiata in un parco pubblico in queste ore è il modo migliore per trovarsi a stretto contatto con un aspetto fondamentale per la cultura cinese: la consapevolezza profonda che movimento è vita. Come in un museo delle scienze motorie a cielo aperto infatti, in un parco cinese si può vedere una moltitudine di persone di ogni età praticare ogni tipo di attività motoria, dalla danza alle AM, dal Qigong al Badminton passando per ogni forma di ginnastica.

Ogni Maestro delle scuole tradizionali ha di solito un angolo o una piazzola dove insegna o si allena prima di iniziare le attività della giornata.

Secondo i miei Maestri, che hanno potuto osservare queste realtà in un lungo arco di anni, almeno per quanto riguarda le AM tradizionali si tratta però di un fenomeno che subisce un lento ma inesorabile declino, probabilmente a causa della sempre maggiore occidentalizzazione dei costumi ed anche forse per il fatto che già da un po’ i Maestri in Cina hanno la possibilità di insegnare in palestre “private” come da noi in occidente.


Ora che il mondo intero si trova a gestire la pandemia del Covid, si potrebbe riprendere la modalità cinese dell’allenamento nei parchi anche in occidente soprattutto alla luce delle recenti conferme scientifiche sull’ indebolimento del virus all’aperto con conseguente riduzione dei contagi.




Per info e contatti del M. Cannillo

www.tongyuan.it

www.icxj.it

www.youtube.com/c/tongyuanwushu

https://www.facebook.com/search/top?q=Tong%20Yuan%20Wushu%20Lombardia


N.B. Le indicazioni contenute in questo articolo non si sostituiscono alla pratica medica alla quale è rimandata la salute e la cura della persona.

Daniela De Girolamo è un insegnate di Qi Gong, Taiji Quan, Meditazione e Medicina Cinese.

E' Presidente dell' A.S.D Meihua il vento sopra il lago che si occupa dell’insegnamento e della diffusione delle discipline orientali.

Scrittrice del libro "Pillole di Lunga Vita guida introduttiva al Qi Gong e al Taiji Quan".

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