• Daniela De Girolamo

Intervista alla Maestra Paola Borruso



1) Il Qi Gong è una disciplina ancora poco diffusa, come è iniziata la tua storia con il Qi Gong e la Medicina Cinese?


Il mio approccio con la MTC e di conseguenza con il Qigong si deve ad un fastidiosissimo problema di emicrania che mi portavo dietro da lungo tempo, praticamente dall’adolescenza fino ai miei trent’anni circa. Ricordo che, dopo aver tentato di tutto e di più, fu mio padre ad indirizzarmi ad un medico agopuntore in periodi ancora non sospetti, quando la medicina olistica era davvero lontana dal mio modo di essere e di pensare. Praticando lo studio medico di agopuntura venni a conoscenza, da una locandina lì esposta, dell’esistenza del Qigong e da lì iniziai a chiedere, a leggere e documentarmi: i principi mi interessarono e incuriosirono parecchio. Sentivo istintivamente che era una strada che volevo percorrere, anche indipendentemente dalla mia possibilità di guarigione. Era come se una forza invisibile muovesse i miei passi verso un cammino affascinante e al tempo stesso sconosciuto. Da lì a poco mi iscrissi ad un corso settimanale e, tempo dopo, ad un corso triennale per Operatori Qigong al quale seguirono poi altre specializzazioni che mi portarono ad essere insegnante e formatrice.


2) Con quale o quali Maestri ti sei formata e per quale motivo sono stati importanti?


Ho inizialmente iniziato a praticare Qigong presso il centro l’Espace di Palermo che proponeva dei corsi settimanali sotto la direzione di Giovanni Zappulla. Come operatrice e docente mi sono formata presso l’Associazione Qi di Palermo cui ho successivamente avuto la possibilità di collaborare come docente. Attraverso il team di insegnanti dell’Associazione Qi (Vito Marino, Francesca Pasta, Ramon Testa) ho avuto modo di praticare con la maestra Li Suping, il maestro Liu Jianshee, il maestro Wei Qifeng. Dei miei maestri ho ancora un ricordo vivo per quanto riguarda la preparazione e l’esperienza, poi come capita spesso ai rapporti umani, le strade si biforcano e si dividono e ognuno impara a camminare con le proprie gambe. C’è un momento, nel qigong, in cui si dice che l’allievo diventa Maestro di se stesso: questo non a indicare un punto di arrivo ma una diversa dimensione e approccio con il proprio Sé e con la qualità della propria pratica.



3) Sei un’esperta praticante ed insegnante di Zhineng Qi Gong, molte scuole di questo stile consigliano di praticare unicamente questo tipo di Qi Gong, qual è il motivo di questa indicazione e tu cosa ne pensi al riguardo?


Questa è una bella domanda! L’ho posta spesso durante i seminari a diversi maestri e ho potuto ascoltare risposte contrastanti, finché sono approdata ad una mia visione della cosa che è quella attuale. Innanzi tutto ritengo che un buon docente, all’interno dei suoi corsi, debba necessariamente saper proporre ai suoi allievi un discreto bagaglio di metodi e “stili” (anche se non mi piace molto chiamarli così) poiché la formazione del futuro conduttore di classi/operatore/docente deve essere quanto più possibile completa. Egli deve saper intervenire a pratiche di gruppo, discussioni, congressi, seminari, e a tutte le occasioni che gli verranno proposte senza sentirsi un pesce fuor d’acqua: deve essere in grado di confrontare, paragonare, sperimentare tecniche e metodi. Questo aspetto a mio avviso è importante per il bagaglio personale di ciascuno. Ritengo anche sia necessario sperimentare metodi differenti perché solo in questo modo è possibile riconoscere quale ci calza meglio. Io non sono “un’integralista” del Zhineng Qigong, questo vuol dire che, per esempio, ai miei corsi ho proposto i broccati unitamente al laqi o alla Penqiguandingfa. Questo perché non ritengo che l’uno escluda l’altro, perché di fondo c’è sempre l’intento di lavorare con l’energia; non dimentichiamoci che il Qigong deve diventare uno stato mentale e mi piace pensare che punti all’inclusività. Nessuno vieta che, mentre pratico gli otto broccati, io possa fare Kai-he, “apri- e chiudi” con la mente. Successivamente a ciò, ritengo che ognuno possa specializzarsi in quello che sente più affine al proprio sentire: da ciò nasce la mia predilezione per il Zhineng Qigong pur praticando anche altro. Tutto dipende poi dal taglio e dall’impostazione che desidero dare alla mia pratica: potrei ad esempio scegliere di dedicare un mese al Zhineng, un altro ai sei suoni segreti e così via, ruotando metodi e tecniche ma il principio di fondo è lo stesso. Ecco perché quando mi trovo dinnanzi alla spudorata concorrenza tra scuole dall’aspetto di setta mi allontano.


4) Si dice che il Maestro Pang Ming iniziatore dello stile abbia praticato con diciannove Maestri dai quali abbia appreso le tecniche e la sua conoscenza generale del Qi Gong; con queste esperienze abbia poi ideato il Zhineng Qi Gong. Secondo te questo nuovo tipo di lavoro sull’energia è realmente innovativo e cosa lo differenzia dagli altri metodi?


Ecco, riprendendo ciò che sostenevo nel punto precedente, anche Pang Ming ha raccolto da metodi diversi. Secondo me non si deve parlare tanto di innovazione quanto di una efficacia nel raggiungere più facilmente l’obiettivo. Certe pratiche del Zhineng Qigong hanno una potenza prorompente e straordinaria, i risultati si apprezzano visibilmente e forse si raggiungono più velocemente ma se ci pensiamo… noi realizziamo ciò in cui crediamo, pertanto ritorniamo al punto di cui sopra. Fra l’altro, mi permetterei di osservare che un grande ruolo è giocato dalla mente: questo si può apprezzare in pratiche eseguite da gente con evidenti limiti fisici, allettate, che tuttavia riescono a raggiungere miglioramenti e/o guarigione pur non padroneggiando alla perfezione la tecnica. È il modo in cui viene indirizzata la mente che può fare la differenza ma in ciò non mi sento assolutamente di affermare che un metodo è assolutamente migliore di un altro. Piuttosto vorrei parlare in termini di volontà: ecco, su questa sì che possiamo fare una differenza: volontà e fiducia perseveranti credo siano il segreto per ottenere i risultati sperati indipendentemente dal metodo.


5) Tra i tuoi interessi ed attività di insegnamento è arrivata anche la mindfulness, puoi raccontarci di cosa si tratta e che legami ci sono col il Qi Gong?


La Mindfulness è entrata nel mio bagaglio di conoscenze e ne ho utilizzato le tecniche all’interno di progetti scolastici che sto attualmente portando avanti. Come disciplina è stata “codificata” in tempi recenti ma le pratiche di consapevolezza, del recupero del “qui e ora”, della valorizzazione del presente, affondano anch’esse le radici nella tradizione orientale e buddistica, quindi ritroviamo affinità con certi atteggiamenti mentali proposti dal Qigong. Il rischio che corrono tutte queste discipline però sta nella loro mercificazione, invece sono preziose opportunità per un lavoro di consapevolezza.


Continua nel prossimo articolo….


Informazioni di contatto per la Maestra Paola Borruso


https://praticareqigong.wordpress.com/


N.B. Le indicazioni contenute in questo articolo non si sostituiscono alla pratica medica alla quale è rimandata la salute e la cura della persona.

Daniela De Girolamo è un insegnate di Qi Gong, Taiji Quan, Meditazione e Medicina Cinese.

E' Presidente dell' A.S.D Meihua il vento sopra il lago che si occupa dell’insegnamento e della diffusione delle discipline orientali.

Scrittrice del libro "Pillole di Lunga Vita guida introduttiva al Qi Gong e al Taiji Quan".

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