• Carola Fontana

Lo yoga in occidente


Lo yoga in occidente oggi vive un momento di grande diffusione.

Gli accadimenti di cui siamo testimoni in questo tempo, amplificano le nostre incertezze e le nostre paure. Ci siamo trovati soli e fermi. Costretti all'improvviso a guardarci allo specchio, guardarci dentro, guardare chi si trova al nostro fianco.


Obbligati e spinti a ri-conoscerci, ad aprire quei cassetti in cui avevamo scelto di rinchiudere sogni, progetti, verità, alcuni di noi hanno scoperto di non identificarsi più con la propria immagine riflessa.


In molti in questo tempo fermo, hanno scelto di aprire la porta allo yoga, alla meditazione, alle pratiche di consapevolezza. Un luogo in cui, quello stare fermi, in silenzio, soli, fosse accompagnato in qualche modo da argini, gli argini della pratica. Così da sentirsi contenuti, al sicuro, guidati, in un mondo in veloce trasformazione, in un oceano confuso di voci che si sovrappongono.


La pratica fisica, che sappiamo essere una parte minima di ciò che in realtà è lo yoga così come è stato concepito dai Maestri, è la più diffusa in Occidente.


Patanjali (filosofo indiano vissuto nei primi secoli a.C.), scrive che la pratica yoga riferita al corpo, andrebbe effettuata solo dopo aver introdotto nella nostra vita, le leggi di amore verso gli altri e verso noi stessi -Yama e Niyama- “regole di buona condotta e buona vita”, contenute negli Yoga Sutra(196 “aforismi” sullo yoga). Patanjali ci dice anche che il fine della pratica delle asana (posizioni statiche del corpo) è quello di permetterci di sedere per ore in meditazione senza che i fastidi del corpo rischino di disturbarci, la traduzione letterale del termine è infatti “stare seduti. Di questo dovremo tener conto ogni volta che sul tappetino ci mettiamo a confrontarci con il nostro vicino o ci mettiamo in lotta con il nostro corpo che si rifiuta di assumere una certa posizione.


Lo yoga diviene uno spazio in cui concentrarci sul corpo per placare le fluttuazioni della mente, nel primo sutra, Patanjali ci dice che lo yoga E' quando le fluttuazioni della mente cessano: Yogas citta vritti nirodhah.

Lo yoga si manifesta nel momento in cui sono perfettamente presente a me stesso e a quello che sto facendo, che sia camminare, mangiare, praticare o semplicemente sorridere.


Esistono corsi di yoga per tutti i gusti, per ogni necessità, derivanti dalle varie declinazioni di questa antica disciplina e dalle interpretazioni di grandi maestri del passato: Kundalini yoga, Bikram yoga, Vinyasa yoga, Ashtanga yoga, Iyengar. Ad ogni praticante il suo stile.


La maggior parte di noi si avvicina a questo mondo con il fine di alleviare lo stress, diminuire l'insonnia, fare stretching. Molto spesso questa disciplina viene intrapresa senza la piena consapevolezza di ciò che stiamo facendo. Così, quando il praticante si trova a seguire una lezione in cui è costretto a stare, respirare, ascoltare la posizione. In silenzio. Fermo. Ecco che sopraggiunge il disarmo. Improvviso. Inaspettato. Nell'immobilità di una posizione, nella ricerca del respiro da lasciar fluire, nella contemplazione, lì si trova il centro del tutto.


C'è chi queste sensazioni non vuole provarle e chi dopo la prima volta non può più farne a meno. Lo yoga ci chiede di superare anche questo attaccamento alla pratica, poiché è proprio sul non attaccamento (Aparigraha) che ci spinge a lavorare.


In un’epoca in cui tutto corre veloce, in cui si desidera sempre qualcosa di nuovo, di vibrante, qualcosa che si faccia sentire vivi, anche lo yoga rischia di perdere la sua sacralità per rispondere ad una richiesta sempre maggiore di ritmi sconosciuti a questa pratica.

Una posizione yoga per agire profondamente sul nostro livello energetico, dovrebbe essere mantenuta almeno per 3 minuti, meglio se sono 5. In questo mondo così veloce è necessaria molta consapevolezza per incontrare e comprendere questo tempo di immobilità, questo spazio dello stare.


Yoga vuol dire unione. Hatha contiene al suo interno ha sole e tha luna, unione di corpo mente e anima, unione degli opposti. Per me è prima di tutto unione con se stessi, che vuol dire fedeltà ai propri principi e anche ai propri sogni. Che vuol dire unione fra ciò che manifestiamo fuori di noi e ciò che siamo realmente e ancora unione tra fare e sentire, fra luce e buio. Equilibrio.


Allora chiediamoci cosa può fare davvero lo yoga per noi.

Questa antica disciplina può permetterci di riunirci con noi stessi, di conoscerci profondamente, di imparare la presenza costante che non è più influenzata dal passato che ci pesa addosso e dal futuro che ci riempie di ansie. Nel momento in cui riusciamo a vivere ogni momento con tutta la nostra attenzione e il nostro sentire, tutto il resto rimane fuori dalla porta. Lo yoga ci permette anche di rilassare le tensioni del corpo e della mente attraverso la disciplina fisica, di mantenere in equilibrio il nostro corpo fisico ed il nostro corpo energetico. Inoltre ne gioveranno senza dubbio i nostri muscoli, la nostra postura, il nostro apparato cardio respiratorio, il nostro metabolismo e naturalmente diminuiranno ansia e stress e dormiremo meglio. Questi e molti altri sono i doni che potremo ricevere con una pratica seria e costante.

Questo è ciò che lo yoga può darci se scegliamo di darci allo yoga!


Carola Fontana è un’insegnante di yoga formata presso la scuola Amrita Yoga Classic e presso la scuola di Hatha Tantra Yoga di Radhasamadhi yoga e Ayurveda.

Riflessologa plantare, massaggiatrice Ayurvedica, operatrice Reiki.

Docente presso l’associazione Meihua il vento sopra il lago

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