• Daniela De Girolamo

"Sulle Orme dei Maestri" - Intervista al Maestro Marco Taglietti – Bao Hong Lien


Ho conosciuto il Maestro Bao Hong Lien su facebook, il suo profilo molto particolare ha attirato la mia attenzione. Un profilo di chi sa e non si vanta, di chi abbraccia la vita con umiltà e grandi orizzonti spaziando dall’arte marziale, alla musica alla medicina occidentale.

Come non poter chiedere al lui la seconda intervista per la sezione del blog “Sulle Orme dei Maestri”?

Devo dire che il risultato ha superato le mie aspettative, una lettura emozionante e tutta d’un fiato. Oggi potrete leggere la prima parte, come sempre vi auguro buona lettura!


1. Maestro Taglietti cos’è il Viet Vo Dao, può spiegarci che tipo di arte marziale sia?


“Viet Vo Dao” - la Via dell’Arte Marziale Vietnamita - è un “nome contenitore” così come Karate o Kung Fu, nato negli anni ‘70 in Francia per identificare l’insieme delle arti marziali e dei metodi di cultura del corpo di origine vietnamita, praticati con fine educativo, tanto fisico che morale. Il nome fu coniato da parte dei primi maestri che espatriati dal Vietnam per motivi di studio, di lavoro o a causa della guerra, provenendo da nazioni e esperienze diverse, fondarono in Francia, a Limoges, l’International Viet Vo Dao per diffondere nel mondo l’arte marziale e la cultura vietnamita che hanno radici antichissime: si onora infatti l’Imperatore Hung Vuong (2879 a.C.) come il fondatore non solo del Vietnam, ma anche delle arti marziali autoctone del paese.

In Vietnam l’arte marziale tradizionale è invece identificata dal nome (sicuramente meno immediato) di “Vo Co Truyen Viet Nam”, letteralmente “arti marziali antiche e tradizionali del Vietnam” o “Vo Ta” (“la nostra Arte Marziale”), o ancora “Vo Thuat” (“Tecniche Marziali”).

Il Viet Vo Dao è una disciplina poliedrica (comprende tecniche a mani nude e con armi, la difesa personale, forme tradizionali, attacchi e contrattacchi, cadute su qualsiasi tipo di terreno, ma anche metodi di respirazione e meditazione), ben strutturata e adatta a persone che sentano fortemente il richiamo della tradizione orientale, ricercando uno stile di combattimento efficace e valido per qualsiasi fisico, indipendentemente dal sesso o dall'età. Sotto il profilo della difesa personale, il Viet Vo Dao prevede lo studio realistico di molte tecniche di facile apprendimento e sicuramente utili in un contesto reale.


2. Come mai ha scelto di dedicarsi a quest’arte che negli anni ’80 era ancora poco diffusa, rispetto allo Judo o al Karate che andavano per la maggiore?


Sin da bambino sono stato attratto dalle Arti Marziali: mi colpiva l'idea del debole che prevale sul più forte. Guardavo con grande passione i film di Bruce Lee, David Carradine (il mitico Kwai Chang Caine del telefilm "Kung Fu") e Chuck Norris e leggevo con avidità libri e fumetti che parlavano di quelle misteriose discipline che venivano dall'Oriente. Sembra banale, ma sentii parlare per la prima volta di Viet Vo Dao proprio su un fumetto della Marvel: "Shang Chi, Maestro del Kung Fu". Un albo molto interessante che conteneva anche servizi sulle arti marziali che si stavano sviluppando in Italia. Del Viet Vo Dao mi colpì la completezza delle tecniche e la profondità del substrato storico e culturale che ritengo imprescindibile da un’arte marziale che si voglia definire "tradizionale". Iniziai ad informarmi sui corsi disponibili a Brescia. Era il 1988 (avevo 20 anni). Oltre al Karate e allo Judo, a Brescia si potevano praticare il Ju Jitsu oppure... L'Arte Marziale Vietnamita. Non volli nemmeno guardare un allenamento e comprai a scatola chiusa: Viet Vo Dao! Fu amore a prima vista e da allora non ho più smesso: sono passati più di trent’anni...


3. Chi è il suo punto di riferimento?


Il Gran Maestro Bao Lan, discendente dell’ultimo imperatore del Vietnam Bao Dai, responsabile tecnico dei centri Viet Vo Dao della Lombardia e del Veneto e membro del Consiglio dei Maestri dell’ASD Viet Vo Dao Italia. Anche se nel tempo ho avuto l’onore di conoscere e praticare con i più grandi maestri vietnamiti presenti in Italia e in Europa, lui resterà sempre il mio Maestro. Per lunghi anni mi sono allenato nella sua palestra alle porte di Padova il sabato pomeriggio percorrendo i 156 km che separano la mia città (Brescia) dal Veneto e tuttora appena posso, cerco di ritrovarmi con lui e di portargli i miei allievi che devono sostenere l’esame di cintura nera perché si “abbeverino direttamente alla fonte”.


4. Nei suoi viaggi studio è stato in Vietnam più volte, cosa ha portato con sé al suo ritorno in Italia?


La prima risposta che viene dal cuore è che ho riportato con me il fascino di un paese fantastico, ricco di storia e tradizioni, ma soprattutto la bellezza di un popolo che nonostante abbia affrontato prove terribili e sia stato in guerra per buona parte della sua esistenza, non ha mai smesso di sorridere.

Non solo la sua tradizione marziale e la storia millenaria, ma tanti particolari mi hanno fatto innamorare del Vietnam: tutto è ancora così intenso! I colori, i sapori, i profumi, i suoni, il traffico per la strada, le risate delle persone, anche la pioggia… E poi il caldo tremendo, l’umidità… La camicia si bagna dopo pochi istanti all’aperto e l’afa è così forte che forse è davvero quella la vera prova e la sfida da superare! Se poi la contestualizziamo nell’ambito di ore di allenamento all’aperto, diventa davvero la calura la sfida da vincere quasi più che la pratica in sé…

Sono stato la prima volta in Vietnam nel 2003 con il Maestro Bao Lan, ed è stato uno di quei viaggi che, come tutte le “opere prime”, restano per sempre impressi nel cuore! Sono poi ritornato in altre occasioni, anche da solo con lettere di presentazione scritte dal Maestro Lan come vuole l’etichetta ed ho avuto la fortuna di praticare con alcuni dei grandi nomi dell’Arte Marziale Vietnamita: la Maestra Ho Hoa Hue della Scuola Tinh Vo Dao e il M.° Ta Anh Dung (Scuola Kim Ke) a Saigon, il compianto Maestro Dong Vu (Scuola Dong Viet Dao) a Nha Trang, il Maestro Tran Xuan Man (Scuola Ky Son) a Hoi An, la famosa “città delle lanterne”, che mi ha accolto nella sua casa insegnandomi non solo le tecniche proprie del suo stile, ma introducendomi (quanta fatica!) alla calligrafia ed agli usi e costumi del Vietnam vissuti non da Italiano, ma come se fossi un familiare.


5. Bao Hong Lien è il suo nome vietnamita, possiamo intenderlo come un riconoscimento speciale. A chi è destinato questo tipo di riconoscimento e cosa significa questo nome?


Nella tradizione marziale vietnamita, quando il Maestro accetta l’allievo come un membro della sua famiglia – in genere dopo diversi anni di pratica – gli assegna il “vo-danh” o “nome d’arte”. Tale nome vuole essere un segno di appartenenza, ma anche espressione del carattere dell’allievo così come viene interpretato dal Maestro.

E dunque, venendo al mio nome, “Bao” è il cognome del mio Maestro e vuol dire “prezioso”. “Hong” è stato il mio primo istruttore e nella lingua antica significa “rosso”. “Lien”, il fiore di loto, è il nome che secondo il Maestro Bao Lan mi rappresenta. Come è noto il loto è una delle piante sacre dell’Oriente, la cui simbologia è molto complessa, ma contiene l’idea della purezza.

Ho ricevuto questo nome nell’anno 2000 e ne sono stato profondamento onorato. Questo è il motivo per cui in ambito marziale mi firmo come Bao Hong Lien.


6. Le culture orientali fanno riferimento ad un “Energia” che permea l’intero universo, da alcuni chiamata Prana, oppure Qi, Rei e così via. Anche il Maestro Yoda nella saga di Guerre Stellari ne parla, lei cosa pensa in proposito, esiste?


Anche nelle arti marziali vietnamite il concetto di “Khi” è ampiamente rappresentato, anche se darne una definizione richiederebbe alcune pagine. Il Khi è l’energia cosmica, l’energia vitale che sostiene e permea ogni cosa. La confusione che circonda le molte identità del Khi può in qualche modo essere chiarita esaminando l’ideogramma corrispondente: 氣. Khi è un carattere composto che unisce il kanji che significa “riso grezzo” con altri tratti sopra di esso che rappresentano il vapore che sale dal riso quando cuoce. Il Khi viene quindi pittograficamente rappresentato come un’energia plastica, invisibile eccetto che per i suoi effetti. Noi non recepiamo il vapore che sale dalla pentola, ma possiamo sentirlo e vederlo quando ne agita il coperchio. Dovendo darne una traduzione “a senso” potremmo dire che il Khi è “l’anima”, lo “spirito”, il “soffio vitale”.


Continua nel prossimo articolo...!




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